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La storia dell’insegnamento della religione cattolica in Italia: gli anni venti

L’Insegnamento della Religione fa la sua prima comparsa nell’ordinamento nazionale, assumendo una forma autonoma e compiuta, con il R.D. 13.11.1859, noto come legge Casati. Questa legge fu concepita come strumento di riorganizzazione del sistema scolastico. Le successive vicende politiche pongono sempre un’attenzione particolare intorno a tal disciplina, sia con lo scopo di riconfermarne i valori formativi,  sia per considerarlo estraneo ad una impronta di Stato, e quindi di scuola. Solo con Giovanni Gentile lo Stato e la scuola che si definiscono laici, ma non ignorando il peso dominante della religione, soprattutto nella scuola primaria. L’insegnamento religioso è parte della formazione dello spirito e per questo motivo deve essere considerato obbligatorio in uno Stato laico.
    La religione cattolica, infatti, è un elemento fondante della civiltà, secondo quanto previsto dal Regio Decreto 01.10.1923 n. 2185. Nel 1929, il Concordato tra Stato e Chiesa (I Patti lateranensi) provvedono a ridisegnare le relazioni civili e religiose tra Chiesa e Governo, riconoscendo il cattolicesimo quale religione di Stato grazie all’articolo 36, con il quale l’Italia considera l’insegnamento della dottrina cristiana fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. Questo insegnamento impartito da maestri e professori, sacerdoti e religiosi approvati dall’autorità ecclesiastica, o sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’ordinario diocesano. La revoca dell’idoneità certificato da parte dell’ordinario priva senz’altro l’insegnante della capacità di insegnare. Per detto insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati dalla autorità ecclesiastica.
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